Ciao ciao Otto.

31 12 2008

Lo so che mi ero ripromesso di non scrivere più, ma ho anche promesso di farlo, e quindi lo faccio.

Volevo salutare l’Otto che se ne va, ormai soltanto poche manciate di minuti mi separano dalla sua fine. E, che strano, mi sento un po’ scoperto ora che sta finendo. Sapere che era l’Otto mi faceva sentire al caldo, sotto una bella coperta, o chiuso in un abbraccio. Un sensazione latente, ma che era lì, nel subconscio. E’ il mio numero e, nonostante tutto, è stato un anno meraviglioso, non posso negarlo. Però è anche giusto che finisca come tutte le cose e lasci spazio a un anno nuovo: che possa essere un casino, un bel casino per tutti. Vi auguro di cuore che sia così, un bel casino. (nel senso buono, s’intende)
E chissà che non ritorni a scrivere sul blog in pianta stabile.

Ciao ciao Otto, stammi bene.


P.S. Che poi domani è un giovedì come un altro, e in fondo molto poco cambierà nelle nostre vite, non importa. Non lo dite a nessuno però eh. 

 

Benvenuto Nove. A noi due. 





A nonsisaquando…

31 08 2008

Volevo solo lasciare un semplice saluto qua sul blog. Ho deciso che non scriverò più, forse per sempre, perchè questo blog ultimamente mi sta solamente creando problemi. Una volta era un piacere per me scrivere, raccontarmi, raccontare le mie emozioni. Era il mio modo di ricordare me stesso, era il mio modo di avere Griso sempre sott’occhio, di guardarlo mentre cresce, mentre cambia…

Oggi, per tutta una serie di ragioni, questo blog non mi crea altro che fastidi. Preferisco farmi da parte io, non scrivere più, limitarmi a raccogliere le mie idee da qualche altra parte magari, fino a quando…fino a quando non si sa.

Io lo posso sopportare.

Un saluto e un ringraziamento a tutti quelli che comunque mi hanno seguito e hanno continuato a farlo nonostante i miei lunghi periodi di inattività in questi cinque anni, brevissimi ma lunghissimi…

A presto, qui, o in chissà quale altro luogo…

Senza titoli di coda, senza musica strappalacrime.





(non)Estate 2008

26 08 2008

C’è stata anche quest’anno, anche se, diciamolo subito, non è stata delle migliori. Personalmente l’ho vissuta praticamente a sprazzi, passando dai primi dieci giorni tra antibiotici e termometri (febbre a 39 anche quest’anno, come ogni estate che si rispetti), agli ultimissimi giorni che sono sembrati per davvero estivi. Un’estate a cui ci si era approcciati come al solito, pensando che in fondo tutto il divertimento ci fosse dovuto. Un’estate che è stata figlia di una parte finale di stagione (mi riferisco ai mesi di maggio-giugno) non propriamente brillante, che ha visto l’allontanarsi di alcuni di noi. Pensavo che questo periodo tutti assieme avrebbe potuto in qualche maniera farci un po’ riprendere, invece non è accaduto niente di tutto ciò. Un’estate che ho osservato da lontano, come se fossi il narratore di una storia, e non più il protagonista indiscusso.
Eppure le serate belle ci sono state, anche se si contano sulle dita di una mano. Ma è così che vanno le cose, non bisogna lamentarsi proprio. Nel finale c’era chi si scagliava contro Letojanni che non offre più niente. Io invece, molto più modestamente, ritengo che la colpa sia tutta da ricercare nella mentalità che abbiamo avuto per una larga parte di questo mese di agosto, che ci ha portato a far passare le cose, ad aspettare che accadessero, quasi a dire “vabbè, prima passa meglio è…”; con una mentalità del genere è davvero impossibile ridere.
Episodi belli però da ricordare ci sono sempre, come ogni buon mese di agosto che si rispetti.
Le ragazze che vomitavano in continuazione, la nascita del mitico Vomit™, il locale immaginario dove passavamo le nostre serate a suon di minimal house (tum tum tum tum tum tum tum ppììì), il Girasole che è diventato il bronx, il campeggio invaso dalle bestie, dove tutto è come non dovrebbe essere. E poi i personaggi assurdi in ogni dove, il coyote che scorrazzava libero per il paesino, la notte di ferragosto passata a ridere e scherzare con lei (“fra quanto passa?” “fra dieci minuti” e luna piena), gli efori che rompevano i coglioni nei momenti meno opportuni, la piacevole invadenza di Triscari (“non ti muovere, se non ci muoviamo non ci vede”), le paranoie di Rizzo, Luigi e le olimpiadi delle noccioline sulla vespa, il nostro mitico compianto Comandante Geghevè, il cane-tappetino di Elena, Elisa sempre povera e Flavia sempre sclerata, l’invasione del campeggio da parte dei ragazzi di Catania innamorati di Gers(con il mitico MMS dei mostri “ARRIVIAMO!”), il mio amico millepiedi, il capo del Golà che gioca, il concerto delle Vibrazioni e tante tante altre cose…

In fondo, per quanto sia stata sottotono, è pur sempre stata un’estate bella, e quando si ritorna a casa, sotto quella dannata prima galleria della ME-CT, una lacrima fa a botte per cascare giù sul viso, che tu lo voglia o no…

Grazie Letojanni, anche quest’anno, Grazie.

 

 

P.S. Nella mia pagina di Flickr qui a lato trovate un po’ di immagini dell’Estate, se volete vedere qualche protagonista all’opera…





OTTO.

8 08 2008

OTTO.

OTTO.

OTTO.





Stanco.

18 07 2008

Sono stanco.

Fuori il tempo è diventato grigio, rendendo questa giornata ancora più pesante di quella che è. E tra un filosofo e l’altro, il cervello fa voli pindarici e si diverte a pensare cose che non c’entrano niente.

Sono malinconico.

Come quando qualcuno parte, e sai che non tornerà per tantissimo tempo. Sì, rimaniamo amici, rimaniamo in contatto. Ma non sarà più vicino a te. Non potrai dargli un calcio nel culo quando sarà il momento di darne, così come non sarai là a farti piangere sulla schiena, quando sarà il momento di piangere. Chi è che sta partendo? Forse io, o semplicemente un pezzo di me…ho questa strana sensazione.

Sono nervoso.

Nervoso per gli esami, per l’esame di lunedì, ogni giorno che passa la tensione cresce, e la tranquillità di inizio settimana è andata a farsi benedire. Possibile che abbia ancora paura di un esame all’università? (che poi paura è una parola grossa, diciamo tensione).

Sono nostalgico.

Ripenso alle serate d’inverno, ai momenti in cui tutti sono amici e si stringono in una casa, al calduccio, perchè fuori c’è freddo, quando le persone accanto a te diventano fratelli, diventano la tua famiglia. Basta un po’ di musica, una bottiglia di birra, chiacchiere scriteriate, risate, abbracci. E invece in questo periodo diventano (diventiamo) tutti dei cazzoni che devono andare a divertirsi per forza, ognuno per conto suo, in giro nei posti in cui la gente si accalca per offrire al mondo la propria apparenza, come se tutti volessero mettersi ad urlare “siamo dei cazzoni! In estate ci riuniamo in branco, così siamo ancora più cazzoni!”. Il mio odio per la gente cresce in queste occasioni. Ma sembra sia soltanto il mio modo di vedere, condiviso da nessuno.

Sono un po’ triste.

Perchè è come sentire tuo fratello o tuo padre che parlano male del tempo passato insieme. E’ una cosa talmente assurda che non sai neanche immaginartela. Eppure qualcuno mi fa sentire così, come se tutto d’un tratto fossi diventato un pezzo di merda. Non sono diventato un pezzo di merda, sono sempre uguale, per la cronaca.

Sono pensieroso.

Forse è dovuto al fatto che sono sempre chiuso in casa a studiare da un bel po’ di tempo. In fondo è da tenere in considerazione che prima o poi bisogna pur mettere la testa a posto e impegnarsi un po’, e io lo sto facendo alla grande. Però così mi offro la disdicevole possibilità di pensare, e pensare in certi casi fa male, crea soltanto problemi. Lobotomizzatemi.

 

Forse sto esagerando…

Ma sì, in fondo devo essere soltanto Stanco, nient’altro. (volpe e uva)





Un po’ di Blonde Redhead

16 07 2008

Oggi canzone. Non c’è un motivo particolare, o forse sì. Mi piaceva. Ascoltatela cliccando. La traduzione non rende benissimo a dir la verità il senso della canzone.

Blonde Redhead – Misery is a Butterfly

Dearest Jane I should’ve known better
But I couldn’t say hello, I didn’t know why
But now I think, I think you were sad
Yes you were, you were, you were

What I say, I say only to you
Cause I love and I love only you
Dearest Jane, I want to give you a dream
That no one has given you

Remember when we found misery
We watched her, watched her spread her wings
And slowly fly around our room
And she asked for your gentle mind

Misery is a butterfly
Her heavy wings will warp your mind
With her small ugly face
And her long antenna
And her black and pink heavy wings

Remember when we found misery
We watched her, watched her spread her wings
And slowly fly around our room
And she asked for your gentle mind

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La tristezza è una Farfalla

Carissima Jane, lo so, avrei potuto far meglio
Ma non ho potuto dirti ciao, non so perché
Ma adesso io penso, io penso tu fossi triste
Sì lo eri, lo eri, lo eri.

Quello che dico, lo dico solo a te
Perché ti amo ed amo solo te
Carissima Jane, voglio regarlarti un sogno
Che nessun altro ti ha dato

Ti ricordi quando abbiamo incontrato la tristezza
L’abbiamo guardata, l’abbiamo guardata aprire le sue ali
E lentamente volava nella tua stanza
e lei cercava la tua mente delicata

La disgrazia è una farfalla
Le sue pesanti ali distorceranno la tua mente
Con la sua piccola e orrenda faccia
e le sue lunge antenne
e le sue pesanti ali nere e rosa

Ti ricordi quando abbiamo incontrato la tristezza
L’abbiamo guardata, l’abbiamo guardata aprire le sue ali
E lentamente volava nella tua stanza
e lei cercava la tua mente delicata





23: o’ scem’…

15 07 2008

L’esame di Storia Contemporanea è andato, mi porto a casa otto crediti, e finalmente sono al terzo anno. Ma non posso cullarmi più di tanto, anche se la soddisfazione devo dire è proprio tanta. Un bel mattone in meno.
Nel frattempo continuo a studiare Storia della Filosofia, e in un caldo asfissiante e umido, accompagnato da Aristotele e Tommaso d’Aquino, mi avvicino sempre più alle tanto sognate vacanze estive. Un po’ di mare ci vuole proprio. Ma non è ancora tempo per pensarci.
Stamattina sono andato là convinto di non averlo passato l’esame (che era scritto), e invece, contro il mio stesso pronostico, ho trovato questa bella sorpresa (io gli scritti li odio…). Grazie di cuore a chi mi ha incoraggiato in questo periodo, quest’esame è anche un po’ merito suo.

Ora torno dai Sofisti, ci si risente in questi giorni.

Forza Griso, continua così.





43 – “Onna pereta fora o’ barcone”

8 07 2008

Stamattina mi collego garrulo alla home page di Google e scopro simpaticamente che qua a CT ci sono 43°.
Il titolo viene dalla Smorfia Napoletana, il significato è un po’ difficile da spiegare…
Ma dicevamo…ah sì, voi avete idea di cosa significhi fare qualsiasi cosa a questa temperatura? Muovi un piede, e sudi, scrivi, e sudi, studi, e sudi, suoni e sudi, mangi e sudi, sudi, e sudi…in realtà anche se non fai niente sudi. Si suda soltanto.
Nel frattempo gli esami pendono come una spada di Damocle sulla mia testa, anche se a quest’ora presumo che si sia squagliato il metallo. Solita tensione pre-esame, solita sensazione di non sapere un cavolo di niente. Ci si mette pure la materia che sembra un’Idra, più tagli teste (libri), più ne vengono fuori. Bastaaa.
Il caldo mi fa diventare scemo, più del solito, e così si alternano momenti di delirio totale, a momenti in cui mi trascino da una parte all’altra della stanza stile gnu della savana…solo che io non c’ho manco la pozza di fango in cui trovare refrigerio. Siccome stavo impazzendo e non aggiornavo il blog da un po’, mi sono preso dieci minuti di pausa (invece di bere il nono caffè, che prima o poi mi farà venire un infarto) per scrivere ‘ste due righe.

Oggi era una giornata da passare tutta nell’acqua.

Voglio andare al mare. Ma per davvero. Ancora poco…





Tandempost #4: La (ec)Citazione.

20 06 2008

“Quando una persona mi piace infinitamente non rivelo mai il suo nome, mi parrebbe di perderne una parte. […]
Le cose più comuni divengono deliziose, se appena si sappia nasconderle.”

Oscar Wilde.

Tandempost sul blog di Ari.





Tandempost #3: Maturando come le nespole.

19 06 2008

Sono passati ormai sette anni (come il macHallan?) da quando il vostro Griso ha superato il tanto agognato esame di Maturità. Proprio in questi giorni i maturandi 2008 stanno sostenendo le mitiche tre prove (che fa tanto Indiana Jones) per potersi fregiare dell’utilissimo titolo di “Diplomato in scuole medie superiori.”

Sono molti i ricordi di quei giorni. Gli scritti sono stati abbastanza tranquilli da affrontare, non ho avuto nessun tipo di tensione. Per quello di Italiano ricordo scrissi due parole precise su un foglietto mentre ero seduto sul cesso la sera prima, mentre vedevo il giorno dopo gente piena di cartucciere che nemmeno John Rambo per l’M-60. Erano giorni di caldo infernale ricordo, e io alternavo lo studio forsennato delle materie (visto che durante l’anno non avevo fatto nulla) alla lettura del Signore degli Anelli. Ecco, il fatto che oggi ricordi ancora milioni di particolari di quel libro e un bel niente di Storia e Filosofia vi fa capire con che spirito studiavo…

Allo scritto di Italiano io e il mio amico Dino rischiammo di arrivare in ritardo fermati dai vigili (proprio la mattina dell’esame! Che culo!), e vivevamo malissimo la paranoia dei posti migliori. Effettivamente quel giorno si rischio qualche amicizia per prendere i posti, ma riuscimmo a sederci. Ricordo che l’atmosfera era di quelle super-rilassate, da ultimo giorno di scuola. Arriva il foglio con le tracce, e tu hai le tue belle cinque ore a disposizione. CINQUE ORE! Ovviamente io scrissi tutto negli ultimi quaranti minuti, per il restante tempo con il mio amico Rino (sì, si chiamano tutti così, Dino, Rino, Pino, Gino…) facemmo soltanto casino.

Il compito di matematica è la cosa più nebulosa che ricordo. Se solo avessimo avuto una fotocopiatrice avremmo fatto di sicuro molto prima a consegnare tutti. Di sicuro è l’affronto alla mia stessa dignità che ricordo con più amarezza. Una figura di merda con me stesso quella di copiare tutto, ma vabbè… Indimenticabile la figura di Ciro Trocciola, che riuscì a girarsi completamente sul banco posteriore per copiare. Che classe! La prof di matematica invece si sentiva tanto una spia in missione quando doveva darci qualche suggerimento, e la vedevi passare con il passo del leopardo, rasente al muro, manco fosse inseguita dal KGB.

La terza prova fu il classico scempio. Nessuno sapeva niente, e la dimostrazione fu il voto più basso di tutti e tre gli scritti. Una vergogna, ma in fondo lo sapevamo che sarebbe andata così. Di contro era la prova più difficile, con meno tempo a disposizione (sì, per copiare).

L’orale fu il mio terrore. Fino a quel momento mantenni il massimo della tranquillità, ma il giorno dell’orale devo dire che me la stavo facendo sotto, ufficialmente. La mia tesina si intitolava “L’infinito nella scienza e nella letteratura”, una roba malsana natami in una di quelle nottate estive passate tra un forum, una chat e un sito porno. Tesina che ebbe successo (l’ho anche “rivenduta”). Il giorno dell’esame orale ero seduto lì davanti alla commissione. Si comincia con Italiano, la prof esterna. Me la cavo alla grande, e quindi la simpatica donna mi chiede di Latino “Le satire di Giovenale”, mentre la nostra presidente di commissione mangiava. Mangiava sempre. E ci mandava anche a comprare paste e dolci. Ma dicevamo, le satire di Giovenale. Argomento che nessuno sapeva e nessuno aveva studiato, io men che meno. Ma non mi sono fatto cogliere dal panico, e inventai tutto. Fortuna volle che beccassi le giuste risposte, o comunque riuscii a cavarmela. Storia e Filosofia non fu un gran problema, con il prof di Inglese non dissi una sola parola in Inglese, Scienze andò decisamente bene (sia matematica che fisica, che Geografia astronomica), mentre storia dell’arte fu uno scempio, nel senso che feci scena muta. Ma tutto è andato per il meglio, e alla fine della prova mi accorsi che mia mamma era venuta ad assistermi. Forse in ricordo della lavagna a casa e dei suoi insegnamenti alle elementari…ma questa è un’altra storia che un giorno racconterò.

Alla fine 80 (otto, otto, otto, pure qua!) stampato sul culo, e via dal Liceo, verso una carriera universitaria ricca di colpi di scena (eh eh eh).

Però dai ragazzi, alla fine di tutto, basta co’sta nostalgia, co’Venditti, co’sti ricordi del cacchio…

In bocca al lupo a tutti i maturandi comunque, che possiate passare al meglio questo inutile esame.

TANDEMPOST sul blog di Ari.