Sono passati ormai sette anni (come il macHallan?) da quando il vostro Griso ha superato il tanto agognato esame di Maturità. Proprio in questi giorni i maturandi 2008 stanno sostenendo le mitiche tre prove (che fa tanto Indiana Jones) per potersi fregiare dell’utilissimo titolo di “Diplomato in scuole medie superiori.”
Sono molti i ricordi di quei giorni. Gli scritti sono stati abbastanza tranquilli da affrontare, non ho avuto nessun tipo di tensione. Per quello di Italiano ricordo scrissi due parole precise su un foglietto mentre ero seduto sul cesso la sera prima, mentre vedevo il giorno dopo gente piena di cartucciere che nemmeno John Rambo per l’M-60. Erano giorni di caldo infernale ricordo, e io alternavo lo studio forsennato delle materie (visto che durante l’anno non avevo fatto nulla) alla lettura del Signore degli Anelli. Ecco, il fatto che oggi ricordi ancora milioni di particolari di quel libro e un bel niente di Storia e Filosofia vi fa capire con che spirito studiavo…
Allo scritto di Italiano io e il mio amico Dino rischiammo di arrivare in ritardo fermati dai vigili (proprio la mattina dell’esame! Che culo!), e vivevamo malissimo la paranoia dei posti migliori. Effettivamente quel giorno si rischio qualche amicizia per prendere i posti, ma riuscimmo a sederci. Ricordo che l’atmosfera era di quelle super-rilassate, da ultimo giorno di scuola. Arriva il foglio con le tracce, e tu hai le tue belle cinque ore a disposizione. CINQUE ORE! Ovviamente io scrissi tutto negli ultimi quaranti minuti, per il restante tempo con il mio amico Rino (sì, si chiamano tutti così, Dino, Rino, Pino, Gino…) facemmo soltanto casino.
Il compito di matematica è la cosa più nebulosa che ricordo. Se solo avessimo avuto una fotocopiatrice avremmo fatto di sicuro molto prima a consegnare tutti. Di sicuro è l’affronto alla mia stessa dignità che ricordo con più amarezza. Una figura di merda con me stesso quella di copiare tutto, ma vabbè… Indimenticabile la figura di Ciro Trocciola, che riuscì a girarsi completamente sul banco posteriore per copiare. Che classe! La prof di matematica invece si sentiva tanto una spia in missione quando doveva darci qualche suggerimento, e la vedevi passare con il passo del leopardo, rasente al muro, manco fosse inseguita dal KGB.
La terza prova fu il classico scempio. Nessuno sapeva niente, e la dimostrazione fu il voto più basso di tutti e tre gli scritti. Una vergogna, ma in fondo lo sapevamo che sarebbe andata così. Di contro era la prova più difficile, con meno tempo a disposizione (sì, per copiare).
L’orale fu il mio terrore. Fino a quel momento mantenni il massimo della tranquillità, ma il giorno dell’orale devo dire che me la stavo facendo sotto, ufficialmente. La mia tesina si intitolava “L’infinito nella scienza e nella letteratura”, una roba malsana natami in una di quelle nottate estive passate tra un forum, una chat e un sito porno. Tesina che ebbe successo (l’ho anche “rivenduta”). Il giorno dell’esame orale ero seduto lì davanti alla commissione. Si comincia con Italiano, la prof esterna. Me la cavo alla grande, e quindi la simpatica donna mi chiede di Latino “Le satire di Giovenale”, mentre la nostra presidente di commissione mangiava. Mangiava sempre. E ci mandava anche a comprare paste e dolci. Ma dicevamo, le satire di Giovenale. Argomento che nessuno sapeva e nessuno aveva studiato, io men che meno. Ma non mi sono fatto cogliere dal panico, e inventai tutto. Fortuna volle che beccassi le giuste risposte, o comunque riuscii a cavarmela. Storia e Filosofia non fu un gran problema, con il prof di Inglese non dissi una sola parola in Inglese, Scienze andò decisamente bene (sia matematica che fisica, che Geografia astronomica), mentre storia dell’arte fu uno scempio, nel senso che feci scena muta. Ma tutto è andato per il meglio, e alla fine della prova mi accorsi che mia mamma era venuta ad assistermi. Forse in ricordo della lavagna a casa e dei suoi insegnamenti alle elementari…ma questa è un’altra storia che un giorno racconterò.
Alla fine 80 (otto, otto, otto, pure qua!) stampato sul culo, e via dal Liceo, verso una carriera universitaria ricca di colpi di scena (eh eh eh).
Però dai ragazzi, alla fine di tutto, basta co’sta nostalgia, co’Venditti, co’sti ricordi del cacchio…
In bocca al lupo a tutti i maturandi comunque, che possiate passare al meglio questo inutile esame.
TANDEMPOST sul blog di Ari.