Come si fa a raccontare le emozioni e le impressioni che si provano nella capitale del Regno Unito? E’ questa la domanda che mi sono posto prima di cominciare a scrivere questo post. Cerchero di non raccontare il viaggio per filo e per segno, ma di descrivere le sensazioni, le cose che mi hanno colpito di più, le emozioni provate in quest’altra dimensione.
Il set cinematografico.
Quando arrivi a Londra, la prima cosa che pensi è questa. Sembra tutto finto, sembra tutto costruito apposta, sembra quasi la scenografia di un parco di divertimenti. L’ordine per strada, la pulizia quasi maniacale dei marciapiedi. Il primo impatto è proprio così, non ci credi, non ci credi che quello esiste per davvero. E’ stato in quel momento che mi sono accorto che stavo in un’altra dimensione, in un altro pianeta. Immaginatevi zero automobili, e milioni di persone che si muovono ordinatamente –ma freneticamente- utilizzando il perfetto sistema di trasporti. Immaginatevi strade senza immondizia, e tutte le razze della Terra rappresentate. Il concetto di “multietnico” prende immediatamente senso, e la gente a Londra è bella, non c’è che dire. Estetica pura.
The Tube
Il titolo di questo post si riferisce all’avviso onnipresente ad ogni stazione, diventato subito il nostro tormentone. La metro a Londra è il suo apparato circolatorio, le sue vene e arterie. Scorre ininterrottamente, puntuale, frequente, veloce, e collega tutto. Un flusso continuo e inarrestabile, come il sangue nelle vene. E tu diventi subito uno dei globuli rossi (rosso come tutto, autobus, cabine telefoniche, cassette della posta). Ed è in quello momento in cui capisci che a Londra non hai per niente bisogno dell’automobile, ecco perchè se ne vedono così poche per strada (esclusi macchinoni pazzeschi nei quartieri più ricchi). Non c’è posto che non sia raggiungibile nel giro di 20 minuti. Rossa, gialla, verde, grigia, marrone, ogni linea ha il suo colore che va a completare l’arcobaleno di facce e colori che girano nella città.
Verde, come Hyde.
Il verde è un’altra delle cose che più stupiscono. Parchi bellissimi nel centro cittadino, gente che corre, biciclette, cani e scoiattoli saltellanti (non quelli che ci sono vicini ai cumuli di immondizia a Napoli, quelli proprio con la coda paffuta, carini…). Peccato per i pochissimi giorni a disposizione, perchè davvero valeva la pena di passare un’intera giornata a rilassarsi in uno di questi parchi. Ho immaginato di sedermi sul muretto del Victoria, accanto al Tamigi, con la mia chitarra, a suonare per un intero pomeriggio. Per ora rimarrà un sogno.
McDonald’s e i suoi mille figli.
Scordatevi di andare in un ristorante se visitate Londra. Troppo
costosi. Ecco perchè per tuttel e vie della città nascono fast food di tutti i tipi che offrono le peggiori porcherie (che sono ovviamente le cose più buone da mangiare). Fish’n’chips, pollo fritto, panini di tutti i tipi, cucine indiane, pakistane, malaysiane. E poi il classico caffè mattutino da Starbucks (che apriva alle otto precise, se ci vai cinque minuti prima ti dicono di aspettare), che faceva schifo, ma ci faceva sentire così tanto londinesi. Dopo il primo giorno, stava diventando pian piano casa nostra.
Big Ben, Trafalgar, Westminister e quel capolavoro della Riverside.
Nel nostro vagare forsennato, quasi come se avessimo paura di perderci qualcosa, affamati di ogni piacevolezza che questa città potesse offrirci, siamo riusciti a visitare una buona parte delle zone più famose della City (anche se ci vorrebbero due settimane per vederla tutta, non certo tre giorni). I turisti sono ovunque, ma in giro c’è sempre una calma, un ordine, un silenzio (non ho sentito un solo clacson), che diventa piacevole girare a piedi, diventa quasi necessario.
Credetemi, andare sulla Riverside accanto al Tower Bridge a prendersi una pinta di birra è una cosa che farei tutti i pomeriggi della mia vita. Impossibile da spiegare quanto fosse bello quel posto, impossibile con le parole che conosco. Forse semplicemente non si può, bisogna andarci e basta.
Willy “Harrod’s” Wonka e la fabbrica di consumismo.
Una delle nostre tappe è stato il famoso centro commerciale (anche se mi sembra riduttivo definirlo così) Harrod’s. Un palazzone enorme, pieno di qualsiasi cosa. In realtà quando sei fuori non ti rendi conto di quanto sia sterminato, poi all’interno scopri che ci sono duecentomila reparti, e si vende di tutto (dai pannolini agli animali domestici, dai cd ai giocattoli, dai capi di alta moda alle mazze da golf).
Fantastica la sezione dedicata ai giocattoli, con i commessi che ne combinano di tutti i colori ai clienti, novelli Hoompa Loompa, ti sparano, fanno trucchi di magia, ti girano vorticosamente intorno con le loro scarpe a rotelle luminose. Sembrava davvero di essere all’interno di una fiaba.
”P’rrrobélllo”.
Il mercato delle cianfrusaglie per eccellenza. Pieno di qualsiasi souvenir, chincaglieria, abito possibile e immaginabile. Anche qui sembra di essere in un’altra dimensione, ognuno con il suo abbigliamento assurdo (è comunque una via invasa dai turisti. Sabato mattina c’erano decine di italiani in giro), ognuno passa però inosservato, come se niente fosse. A Londra tutto è concesso.
Look Right –>.
Dopo mezza giornata che giri per la capitale UK ti senti già di appartenerle, cominci a conoscere la metro a menadito, cominci a sentirti parte di questo universo parallelo. E comincia quella strana sensazione da “trovo un lavoro e non ci torno più in Italia”. Londra ti strega, non puoi andartene, anche se alla fine sei obbligato a farlo. Non si può non amare, e non si può capire quanto sia bella se non ci vai direttamente. Londra è una città che va vissuta, va vissuta per sempre se possibile. Credetemi, per quanto mi sia sforzato, non sono riuscito a trovare nessun lato “oscuro”, nessuna cosa che non mi sia piaciuta. Una città costruita intorno all’uomo, una città che ti calza a pennello, come se fosse nata con il semplice scopo di poter essere vissuta. Che poi forse dovrebbe essere il senso, l’obbiettivo, il compito di ogni città. Abbiamo molto da imparare, troppo.
Missing You.
Londrà mi mancherà, mi mancherà come se fosse stata una donna di cui mi sono perdutamente innamorato. Ci tornerò, prima o poi lo farò, per più tempo. Sono rimasto completamente stregato. Ancora oggi non riesco bene a rendermi conto di tutto quello che ho visto/vissuto. Spero vi sia piaciuto questo piccolo resoconto fatto di sensazioni, fatto di sguardi e di spiate dal buco della serratura. Ripeto, è un posto in cui bisogna andare per capire davvero dove ci si trova.
P.S. Domani parlerò della serata con Dave e del concerto più bello della mia vita (intendo anche quella futura).