Sabbia e tracce.
8 05 2008Che poi non aggiornare il blog per tanto tempo in fondo a niente serve.
E così tutti a fare di tutto per pensare a sè stessi, me compreso. Ma alla fine cosa si conclude? Poco o niente. Vecchi fantasmi si palesano sotto forma di sensazioni amare e fastidiose. Odori, sapori, che prendono quel gusto che avevano soltanto in quei precisi momenti.
Attese eterne, nessuno fa la sua mossa in questa insopportabilmente lunga partita di scacchi. Chi vincerà alla fine? Nessuno, ma perderanno tutti. Tutti.
Guardi fuori e piove, più che dentro. Apri ombrelli che finiscono per bucarsi, quando ci passi il dito e perdono la loro impermeabilità. Umidità che ti prende fino dentro le ossa, ti fa tremare. E non sai più se è paura o semplice freddo. No, no. Forse è soltanto freddo. Deve essere soltanto freddo.
E apri le mani, e sono vuote. Hai raccolto e stretto sabbia. E non ne rimane nemmeno infilata nelle ciabatte del mare, quando poi le riprendi l’estate successiva, e continuano a seminare sabbia. No, non c’è neanche lì.
Ognuno corre per la sua strada, e per un po’ corre con te, per un po’ corre con qualcun’altro. Per un po’ corre anche per te. Ma è solo per poco. Puff, che affanno.
Piuttosto stancante vedere i tuoi compagni correre al contrario, qualcuno torna addirittura indietro, senza nemmeno preoccuparsi di ricalcare le proprie impronte. Almeno così non si vedrebbero le tracce. Invece no, quasi esibizionisti, più molliche Grimmiane lasciamo dietro di noi, più sappiamo che gli altri le potranno seguire, e potranno venire là dove siamo andati a sputare sangue e merda. Cosicchè potranno sputare anche loro sangue e merda.
No, non va bene. C’è qualcosa che non va bene per niente. E niente che faccio riesce a cambiarlo. Ma ha davvero senso tentare?
Tentatemi.



