Distratto com’ero da Londra e dalla sua avvolgente bellezza, fino al momento in cui ho messo il piede nello stadio non mi ero reso ancora bene conto dell’evento a cui stavo per assistere.
L’ingresso nel Wembley è stato da mozzare il fiato, con tutto lo stadio vuoto, siamo rimasti senza parole di fronte a quella imponente struttura. Sui due maxischermi la scritta “Foo Fighters” è stata come uno schiaffo, finalmente stavo per vedere Dave in concerto. E un manifesto agli ingressi ci annuncia che verrano effettuate le riprese per un DVD live, altra cosa che ci emoziona tantissimo (non vedo l’ora che esca).
E’ difficile spiegare quanto mi sia legato ai Foo Fighters in questi anni. L’amore nacque ai tempi del liceo, quando il mio amico Valerio mi disse che il batterista dei Nirvana aveva un gruppo tutto suo. Cuorioso com’ero, mi feci prestare un album da lui (ecco, credo fosse The Colour and the Shape, ma la mia memoria non mi fa ricordare precisamente perchè me li prestò poi tutti) e scoccò quasi immediatamente una scintilla, che però rimase lì, sopita. Qualche anno più tardi, e milioni di album ascoltati di qualsiasi tipo dopo, ai tempi dell’università cominciai letteralmente ad innamorarmi di Dave e soci, cominciando sempre più a rendermi conto di quanto questo gruppo mi rappresentasse, quanto riuscisse a mettere in musica i miei stati d’animo.
Musica. Se dovessi definire Dave con una parola, direi che quella sarebbe proprio “Musica”. Lui e i suoi mille progetti è l’incarnazione moderna del rock. Rock con la R maiuscola.
Finalmente ero lì, finalmente potevo vederli dal vivo, nel suo “big fuckin’ show”, come da sue testuali parole. L’evento che celebra i 13 anni di carriera.
Lo stadio comincia man mano a riempirsi mentre i gruppi spalla (gli Against me e i Supergrass) fanno il loro show per riscaldare la gente. Non me ne frega niente, io voglio Dave, voglio lui e basta. L’emozione comincia a salire e non sento più la stanchezza di un giorno intero a camminare come i forsennati per tutta la città. Finalmente il momento arriva, una chitarra comincia a suonare fortissimo, ed ecco che lui entra, in forma smagliante, cammina sulla lunga passerella, ma sembra camminare sulla folla direttamente, e va a salutare tutti, quasi come se volesse farlo con ognuno di noi personalmente. Siamo al suo show, a casa sua, e lui lo dimostra così. Poi torna sul palco, e parte “The Pretender”, e lo stadio diventa una bolgia infernale. 86.000 (Ottantaseimila) persone che gridano, cantano, saltano e ballano insieme a lui, un palco che definire pirotecnico è riduttivo, e i primi quaranti minuti di concerto senza fermarsi un secondo, senza una sbavatura, una carica di adrenalina incredibile. C’è spazio per tutti i pezzi storici della band, tutte le canzoni più belle nelle due ore e mezza e passa di show. La parte centrale del concerto viene dedicata a “Skin&Bones” e i suoi pezzi acustici, con la presenza di Pat Smear e la band allargata.
Ma è il suo show, gli altri, ad esclusione di Taylor (che regala un assolo di batteria sul palco rotante bellissimo), sembrano scomparire al cospetto di Re Grohl. E’ il suo show. Noi lo sappiamo benissimo, lui lo sa benissimo. Il cielo comincia a scurirsi, arriva la sera, e in uno stadio completamente illuminato di blu Dave cammina lento sulla passerella, mentre scandisce gli accordi di “Everlong”. Ora, provate ad immaginare questa canzone eseguita per la prima parte solo chitarra e voce, provate a immaginare ottantaseimila persona che cantano all’unisono, la pelle d’oca, i brividi lungo la schiena, gli occhi lucidi.
No, non potete riuscire ad immaginarlo, non è possibile capire cosa significa una cosa del genere se non la si vive personalmente. Uno dei momenti più belli della mia vita, perchè è in quell’istante che capisco che mai più nessun concerto che vedrò sarà così. Con la mano ci indica ad ogni verso, lui sta dedicando quelle parole a noi. E noi tutti le dedichiamo a lui.
“And I wonder
When I sing along with you
If everything could ever feel this real forever
If anything could ever be this good again
The only thing I’ll ever ask of you
You’ve got to promise not to stop when I say when
She sang"
Non mi fermerò, promesso. Nient’altro da aggiungere.
Momento di commozione che passa, e Dave ci urla "you want more?", e come fai a dirgli no? Si ricomincia a tutta forza con altri pezzi meravigliosi. All my life su tutti, ma sono stato troppo felice che abbiano fatto anche “D.O.A.”, una delle mie canzoni preferite dei Foo Fighters, una delle canzoni che mi ha aiutato a riprendermi tante volte, a cui sono molto legato.
E si giunge così alla fine del concerto, con una Best of you strillata dall’intero stadio, altra emozione da pelle d’oca, altro momento da ricordare per sempre. Dave ci saluta, sullo sfondo del Wembley partono i fuochi d’artificio. Grazie di tutto Dave, grazie di tutto. Questo concerto te lo dovevo.
Rileggendo mi rendo conto che non sono per niente riuscito a rendere a parole quello che è stato effettivamente. E’ che tante cose non riesco proprio a descriverle, tante sensazioni sono state talmente forti e nuove che non riesco a trovare le parole adatte. Tutte quelle sensazioni rimarranno per sempre nel mio cuore custodite, ed in fondo è questo quello che conta di più.
Vi lascio con la mia ripresa di Everlong, che guardo adesso da solo, e piango come un bambino.
Grazie anche per questo Dave.




Si, c’è poco da fare, anche per me Dave è l’incarnazione del Rock, l’ultimo baluardo vivente rimasto a difendere il nostro genere preferito, fatto di emozione e passione, senza sperimentazioni eccessive ma piuttosto sempre basato su chitarre (distorte o acustiche non fa differenza), basso e batteria.
Io l’ho visto a Milano anni fa, ed è stato il mio secondo concerto preferito (giusto perchè ancora non aveva maturato l’estensione vocale che ha adesso, e perchè l’ultimo concerto in Italia degli Smashing Pumpkins ha un posto d’onore nel mio cuore).
Quella che hai vissuto tu è un’esperienza che ti accompagnerà e ti riscalderà il cuore per sempre, sono molto invidioso. :(
W Portobello Road..