Stanco.

18 07 2008

Sono stanco.

Fuori il tempo è diventato grigio, rendendo questa giornata ancora più pesante di quella che è. E tra un filosofo e l’altro, il cervello fa voli pindarici e si diverte a pensare cose che non c’entrano niente.

Sono malinconico.

Come quando qualcuno parte, e sai che non tornerà per tantissimo tempo. Sì, rimaniamo amici, rimaniamo in contatto. Ma non sarà più vicino a te. Non potrai dargli un calcio nel culo quando sarà il momento di darne, così come non sarai là a farti piangere sulla schiena, quando sarà il momento di piangere. Chi è che sta partendo? Forse io, o semplicemente un pezzo di me…ho questa strana sensazione.

Sono nervoso.

Nervoso per gli esami, per l’esame di lunedì, ogni giorno che passa la tensione cresce, e la tranquillità di inizio settimana è andata a farsi benedire. Possibile che abbia ancora paura di un esame all’università? (che poi paura è una parola grossa, diciamo tensione).

Sono nostalgico.

Ripenso alle serate d’inverno, ai momenti in cui tutti sono amici e si stringono in una casa, al calduccio, perchè fuori c’è freddo, quando le persone accanto a te diventano fratelli, diventano la tua famiglia. Basta un po’ di musica, una bottiglia di birra, chiacchiere scriteriate, risate, abbracci. E invece in questo periodo diventano (diventiamo) tutti dei cazzoni che devono andare a divertirsi per forza, ognuno per conto suo, in giro nei posti in cui la gente si accalca per offrire al mondo la propria apparenza, come se tutti volessero mettersi ad urlare “siamo dei cazzoni! In estate ci riuniamo in branco, così siamo ancora più cazzoni!”. Il mio odio per la gente cresce in queste occasioni. Ma sembra sia soltanto il mio modo di vedere, condiviso da nessuno.

Sono un po’ triste.

Perchè è come sentire tuo fratello o tuo padre che parlano male del tempo passato insieme. E’ una cosa talmente assurda che non sai neanche immaginartela. Eppure qualcuno mi fa sentire così, come se tutto d’un tratto fossi diventato un pezzo di merda. Non sono diventato un pezzo di merda, sono sempre uguale, per la cronaca.

Sono pensieroso.

Forse è dovuto al fatto che sono sempre chiuso in casa a studiare da un bel po’ di tempo. In fondo è da tenere in considerazione che prima o poi bisogna pur mettere la testa a posto e impegnarsi un po’, e io lo sto facendo alla grande. Però così mi offro la disdicevole possibilità di pensare, e pensare in certi casi fa male, crea soltanto problemi. Lobotomizzatemi.

 

Forse sto esagerando…

Ma sì, in fondo devo essere soltanto Stanco, nient’altro. (volpe e uva)





Un po’ di Blonde Redhead

16 07 2008

Oggi canzone. Non c’è un motivo particolare, o forse sì. Mi piaceva. Ascoltatela cliccando. La traduzione non rende benissimo a dir la verità il senso della canzone.

Blonde Redhead – Misery is a Butterfly

Dearest Jane I should’ve known better
But I couldn’t say hello, I didn’t know why
But now I think, I think you were sad
Yes you were, you were, you were

What I say, I say only to you
Cause I love and I love only you
Dearest Jane, I want to give you a dream
That no one has given you

Remember when we found misery
We watched her, watched her spread her wings
And slowly fly around our room
And she asked for your gentle mind

Misery is a butterfly
Her heavy wings will warp your mind
With her small ugly face
And her long antenna
And her black and pink heavy wings

Remember when we found misery
We watched her, watched her spread her wings
And slowly fly around our room
And she asked for your gentle mind

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La tristezza è una Farfalla

Carissima Jane, lo so, avrei potuto far meglio
Ma non ho potuto dirti ciao, non so perché
Ma adesso io penso, io penso tu fossi triste
Sì lo eri, lo eri, lo eri.

Quello che dico, lo dico solo a te
Perché ti amo ed amo solo te
Carissima Jane, voglio regarlarti un sogno
Che nessun altro ti ha dato

Ti ricordi quando abbiamo incontrato la tristezza
L’abbiamo guardata, l’abbiamo guardata aprire le sue ali
E lentamente volava nella tua stanza
e lei cercava la tua mente delicata

La disgrazia è una farfalla
Le sue pesanti ali distorceranno la tua mente
Con la sua piccola e orrenda faccia
e le sue lunge antenne
e le sue pesanti ali nere e rosa

Ti ricordi quando abbiamo incontrato la tristezza
L’abbiamo guardata, l’abbiamo guardata aprire le sue ali
E lentamente volava nella tua stanza
e lei cercava la tua mente delicata





23: o’ scem’…

15 07 2008

L’esame di Storia Contemporanea è andato, mi porto a casa otto crediti, e finalmente sono al terzo anno. Ma non posso cullarmi più di tanto, anche se la soddisfazione devo dire è proprio tanta. Un bel mattone in meno.
Nel frattempo continuo a studiare Storia della Filosofia, e in un caldo asfissiante e umido, accompagnato da Aristotele e Tommaso d’Aquino, mi avvicino sempre più alle tanto sognate vacanze estive. Un po’ di mare ci vuole proprio. Ma non è ancora tempo per pensarci.
Stamattina sono andato là convinto di non averlo passato l’esame (che era scritto), e invece, contro il mio stesso pronostico, ho trovato questa bella sorpresa (io gli scritti li odio…). Grazie di cuore a chi mi ha incoraggiato in questo periodo, quest’esame è anche un po’ merito suo.

Ora torno dai Sofisti, ci si risente in questi giorni.

Forza Griso, continua così.





43 – “Onna pereta fora o’ barcone”

8 07 2008

Stamattina mi collego garrulo alla home page di Google e scopro simpaticamente che qua a CT ci sono 43°.
Il titolo viene dalla Smorfia Napoletana, il significato è un po’ difficile da spiegare…
Ma dicevamo…ah sì, voi avete idea di cosa significhi fare qualsiasi cosa a questa temperatura? Muovi un piede, e sudi, scrivi, e sudi, studi, e sudi, suoni e sudi, mangi e sudi, sudi, e sudi…in realtà anche se non fai niente sudi. Si suda soltanto.
Nel frattempo gli esami pendono come una spada di Damocle sulla mia testa, anche se a quest’ora presumo che si sia squagliato il metallo. Solita tensione pre-esame, solita sensazione di non sapere un cavolo di niente. Ci si mette pure la materia che sembra un’Idra, più tagli teste (libri), più ne vengono fuori. Bastaaa.
Il caldo mi fa diventare scemo, più del solito, e così si alternano momenti di delirio totale, a momenti in cui mi trascino da una parte all’altra della stanza stile gnu della savana…solo che io non c’ho manco la pozza di fango in cui trovare refrigerio. Siccome stavo impazzendo e non aggiornavo il blog da un po’, mi sono preso dieci minuti di pausa (invece di bere il nono caffè, che prima o poi mi farà venire un infarto) per scrivere ‘ste due righe.

Oggi era una giornata da passare tutta nell’acqua.

Voglio andare al mare. Ma per davvero. Ancora poco…