Cervello a Memoria Selettiva.

Cosa accadrebbe se potessimo scegliere cosa ricordare? Danny e la sua triste storia provano a spiegarcelo.

“Compra anche tu un Cervello a Memoria Selettiva. Prenditi finalmente la possibilità di decidere cosa e quando ricordare.” Recitavano i grossi display fluttanti a New York.
Danny aveva lavorato per due anni per potersi permettere l’ultimo status symbol, l’ultimo grido in campo di cyber-chiurgia. Dopo gli occhi elettro-visuali, le orecchie a ultrasuoni e un numero non ben definito di potenziamenti, il CMS sarebbe stato l’ultima aggiunta (una sola in più e sarebbe andato contro la legge. Al massimo il 40% di ogni corpo poteva essere convertito in macchina).
Quella mattina si alzò, usci di casa e indossò il suo impermeabile. Molto spesso pioveva, e il sole non lo vedeva ormai da dodici anni, dopo che era stata oscurata l’atmosfera a causa del cedimento definitivo dell’effetto serra. O Buio o la Terra sarebbe andata incenerita in qualche anno.
Andò di corsa al negozio di cyber-organi, si sedette in una saletta sterile, e un dottore, aiutato da una iniezione di nanomacchine, provvide a trasferire prima tutti i ricordi in un computer, poi estrasse la zona del cervello e la sostituì con il CMS.

Dopo sole due ore Danny era a casa, seduto sulla sua poltrona. Gli sarebbe bastato chiudere gli occhi per attivare l’interfaccia. E lo fece.
Gli bastava pensare ad una cosa passata, ad una cosa che a stento ricordava, e l’interfaccia gliela presentava come se fosse un film. Rivide se stesso a tre anni, poi a dodici, poi il suo ultimo anno di liceo. Piangeva. Non riusciva a smettere di farlo, era una sensazione incredibile, migliore di qualsiasi psicodroga in commercio. Passò tre ore a guardare se stesso nel passato, a piangere di tristezza, di gioia, di nostalgia. Poi decise che era arrivato il momento di farlo.
Geene, così si chiamava. L’aveva lasciato andare, se n’era andata via e gli aveva spezzato il cuore. “In mille pezzettini” si ripeteva sempre Danny. Non era mai riuscito a dimenticare, in nessun modo, e l’aveva vista con altre persone, ridere con altri amici. Lui aveva preferito chiudersi in se stesso, non riusciva più a ridere e scherzare. “Passerà Danny, tranquillo, è successo a tutti”…quanto odiava quella frase. Arrivò l’immagine, era l’inizio della loro storia. Danny gridò dal dolore. Rivedere i ricordi era quasi come riviverli, e la sensazione di nostalgia era così forte che faceva male alla testa, al cuore. Si narrava di gente che era impazzita a causa del CMS.
Ci pensò ancora una volta, fece un sorso d’acqua, e poi pensò “Cancella”. Svenne.

Si svegliò il mattino dopo, si alzò, si sciacquò la faccia. Non esisteva più nessuna Geene, non esisteva più nessun amore per lui. Ce l’aveva fatta.

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