Due vite si incrociano in un triste giorno.
John stava preparando le ultime cose. Il giorno dopo sarebbe partito per una missione importantissima e segreta. Avrebbe vendicato suo fratello, che ci era rimasto secco nella Guerra. Non sopportava questo fatto, non sopportava che degli stranieri lo avessero fatto. Quella tragedia aveva segnato la tua vita e quella di tutto il suo popolo.
Si recò in sala briefing, era ormai quasi notte fonda, mancavano poche ore. Seguì attentamente tutti gli ordini, il preciso piano di volo che avrebbe dovuto seguire insieme al suo copilota, notò il nervosismo degli altri militari. Una cosa come quella non era mai stata tentata prima, era arrivato il momento della rivincita, e quell’azione avrebbe forse potuto fermare la Guerra, l’unica grande Guerra. E non importava se i più importanti geni avevano escluso, odiato, aberrato quella idea. Era importante dare un segnale forte. Era importante concludere quella Guerra, e concluderla da vincitori. John accese un’altra sigaretta, la fumò nervosamente, poi si avviò verso la pista di decollo. Era mattina presto, si aspettava solamente l’ok del meteo, e sarebbero partiti. Il volo sarebbe durato un bel po’, si ritrovarono sul bersaglio la mattinata del giorno successivo. Aspettavano l’ordine.
Ki Kuai era un bambino come tanti altri, aveva sette anni. Lì, nel quartiere di Hatchobori aveva passato tutta la sua infanzia. A poche centinaia di metri da casa sua si trovava lo Shukkeien Garden, il parco dove Ki Kuai giocava con i suoi due piccoli amici, Yoshi e Kiku. Si inseguivano, si nascondevano, le facevano veramente di tutti i colori. Ki Kuai frequentava la seconda elementare, aveva perso suo padre da poco, a causa della guerra. Lo diceva sempre a sua madre che la guerra era brutta, che doveva finire presto, e che suo padre così sarebbe potuto tornare.
Sua madre ogni giorno gli ripeteva “Non preoccuparti, vedrai che papà tornerà presto”. Riusciva a trattenere le lacrime solo il tempo necessario ad aspettare che Ki Kuai si girasse, poi, ogni volta, piangeva, in silenzio.
Non solo suo marito era partito, ma da poco anche il suo figlio maggiore, Toby, frattelo di Ki Kuai. Arrivavano tristi notizie dal fronte, ogni giorno, e ogni giorno Hai, madre di una famiglia divorata dall’infamia della guerra, aspettava l’altra brutta notizia.
Per fortuna i bambini per il momento erano ancora tenuti fuori da quegli orrori, continuavano a conservare l’innocenza che solo loro possiedono e meritano di possedere. Fateci caso, può esserci il peggiore dei conflitti in atto, ma da qualche parte, in qualche sperduto campo profughi, se cercate bene, tra le lacrime e le sofferenze troverete un bambino giocare, e sorridere un po’.
Questo è quello che dovrebbero fare, sorridere, giocare, non pensare a nulla. Ma la guerra è crudele, questa Guerra soprattutto, la più crudele di tutte le guerre.
“Ciao Yoshi, ciao Kiku, ci vediamo domani mattina, e continuiamo a giocare a guardie e ladri!”
Così Ki Kuai salutò i suoi due amichetti alle 7 di sera di quella giornata di estate. Trascorse la notte.
Il giorno dopo era il 6 Agosto 1945. L’equipaggio dell’Enola Gay ricevette “il comando #35″…Little Boy fece il suo lavoro.
How many roads must a man walk down
Before you call him a man?
Yes, ‘n’ how many seas must a white dove sail
Before she sleeps in the sand?
Yes, ‘n’ how many times must the cannon balls fly
Before they’re forever banned?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.
How many times must a man look up
Before he can see the sky?
Yes, ‘n’ how many ears must one man have
Before he can hear people cry?
Yes, ‘n’ how many deaths will it take till he knows
That too many people have died?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.
How many years can a mountain exist
Before it’s washed to the sea?
Yes, ‘n’ how many years can some people exist
Before they’re allowed to be free?
Yes, ‘n’ how many times can a man turn his head,
Pretending he just doesn’t see?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.
“Quante strade deve percorrere un uomo
prima che lo si possa chiamare uomo?
Si, e quanti mari deve sorvolare una bianca colomba
prima che possa riposare nella sabbia?
Si, e quante volte le palle di cannone dovranno volare
prima che siano per sempre bandite?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel tempo.
Quante volte un uomo deve guardare verso l’alto
prima che riesca a vedere il cielo?
Si, e quante orecchie deve avere un uomo
prima che possa ascoltare la gente piangere?
Si, e quanti morti ci vorranno perché egli sappia
che troppe persone sono morte?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento.
Quanti anni può esistere una montagna
prima di essere lavata dal mare?
Si, e quanti anni la gente deve vivere
prima che possa essere finalmente libera?
Si, e quante volte un uomo può voltare la testa
fingendo di non vedere?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento.
Bob Dylan
Nota Bene: i fatti narrati sono liberamente ispirati ad avvenimenti realmente accaduti. Tutti i riferimenti a persone realmente esistite sono puramente causali.



